PREGIUDIZI E FALSI MITI DA SFATARE SULLA GEOTERMIA

Falsi miti sulla Geotermia

Partiamo da un dato storico: lo studio e le applicazioni pratiche della geotermia risalgono alla fine dell’Ottocento, con il primo sistema di teleriscaldamento urbano alimentato direttamente da energia geotermica che entra in funzione nel 1892 a Boise (Idaho, USA). Questo avvenimento segnò l’inizio di un approccio ingegneristico e sistematico allo studio della geotermia come fonte di calore per usi civili.

A partire dai primi decenni del Novecento, la geotermia cominciò a essere considerata una fonte energetica effettivamente fruibile per l’approvvigionamento del calore, diventando oggetto di approfondite e sempre più strutturate analisi geologiche, termodinamiche e ingegneristiche.

In particolare, forse non tutti sanno che la prima centrale geotermica al mondo venne costruita proprio in Italia, a Larderello – dove ancora oggi sono attive più di 30 centrali elettriche e ha sede il Museo della Geotermia.

Nonostante sia passato oltre un secolo, l’applicazione dei principi della geotermia ai sistemi di climatizzazione degli edifici è ancora oggi una pratica relativamente poco diffusa nel nostro Paese. Persino in contesti tecnici e tra professionisti del settore (e.g. progettisti e termotecnici) si riscontrano dubbi e scetticismo, una “nota stonata” soprattutto considerata la grande diffusione di questa tecnologia in altri Paesi europei da diversi decenni a questa parte (Svezia, Norvegia, Germania, Svizzera…).

La limitata conoscenza e la scarsa divulgazione di informazioni su questo argomento hanno favorito la diffusione di numerose “mezze verità” che rischiano di minare la fiducia in un sistema sostenibile e versatile, che rappresenta un’opportunità tangibile e preziosa per la decarbonizzazione e l’autonomia energetica. 

Chi opera nel settore e si trova a illustrare una soluzione geotermica nelle sue numerose possibilità di applicazione, non di rado si scontra con un muro di scetticismo e commenti fuorvianti persino da parte degli stessi professionisti del settore, spesso poco informati, ma ben saldi nelle loro posizioni critiche dovute alla scarsa chiarezza intorno al tema.

In questa sede proviamo a sfatare alcuni “falsi miti” e preconcetti che non rendono affatto giustizia a questa potente tecnologia, già ampiamente applicata nel Nord Europa e finalmente in larga diffusione anche in Italia – e che oggi più che mai potrebbe davvero rappresentare un’alternativa valida, economicamente stabile e sostenibile per tutti.

    ❌ FAKE NEWS SULLA GEOTERMIA: FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA 🔍

    1. Alta entalpia o bassa entalpia: qual è la differenza?

    La geotermia è una fonte di energia complessa da utilizzare, serve per la produzione di energia elettrica ed è disponibile solo in condizioni geologiche molto particolari, quindi non è per tutti.

    In questa affermazione ci sono molte imprecisioni, derivanti dal fatto che molte persone non conoscono la differenza tra geotermia a bassa entalpia e geotermia ad alta entalpia.

    alta entalpia

    1) La prima sfrutta la temperatura “naturale” del terreno che rimane costante durante tutto l’anno (intorno ai 10-12°C) a partire dai 9 metri circa di profondità dal piano campagna (ovvero dalla superficie del suolo).
    Tale sistema è fruibile ovunque ed è a disposizione di ogni tipo di utenza: privati, Aziende, strutture ricettive, Pubbliche Amministrazioni. In ognuno di questi casi, un edificio può attingere a questa riserva gratuita e rinnovabile attraverso un circolo virtuoso di prelievo e rilascio di energia, reso possibile dall’installazione di un impianto geotermico a pompa di calore.
    Questa si presenta ad oggi come la migliore soluzione per una climatizzazione veramente efficiente e sostenibile, che consente l’indipendenza dal consumo di combustibili fossili. Aspetto ad oggi più cruciale che mai.

    2) La geotermia ad alta entalpia, invece, è una fonte di energia rinnovabile (anch’essa derivante dal calore presente nel sottosuolo) disponibile unicamente in siti caratterizzati da anomalie geologiche, per le quali si raggiungono temperature di centinaia di gradi a poche che le rendono fruibili tramite infrastrutture e tecnologie adeguate, inevitabilmente complesse e di grandi dimensioni.
    Grazie ad esse è possibile beneficiare di queste condizioni realizzando centrali geotermiche finalizzate alla produzione di energia elettrica. Un esempio ben noto in Italia è quello della centrale elettrica di Larderello, in Toscana (la prima centrale geotermica al mondo mai realizzata).

    2. Impianti geotermici e Fotovoltaico: una combinazione obbligatoria?

    Una pompa di calore geotermica consuma molta energia elettrica, e obbliga ad installare un impianto fotovoltaico per evitare costi di esercizio insostenibili.

    Prima di affrontare il tema dei costi di esercizio di un impianto geotermico, occorre innanzitutto
    sottolineare che tali impianti consentono di azzerare completamente il consumo di
    combustibili fossili relativo alla climatizzazione degli edifici. Questa opportunità acquisisce
    un evidente valore soprattutto in tempi come quelli che stiamo vivendo, caratterizzati da una
    grave crisi energetica incentrata su disponibilità (a rischio) e prezzi (in aumento) degli idrocarburi.

    Impianti geotermici e fotovoltaico

    Ciò detto, l’unica spesa in termini di consumi energetici dell’impianto geotermico sarà quella legata all’energia elettrica che alimenta la pompa di calore (e componenti minori con consumo elettrico ridotto).

    Per contenere ulteriormente i consumi, è essenziale valutare le specifiche esigenze del singolo progetto, e adottare alcune importanti accorgimenti. Tra questi:

    • una progettazione puntuale in termini di tipologia di impianto, dimensionamento, gestione delle funzioni richieste ecc.
    • la scelta e l’utilizzo di componenti di qualità con rese termiche elevate
    • la selezione di fornitori con comprovata esperienza nel settore
    • una messa a regime e gestione oculata dell’impianto.

    Soddisfatte tali importanti condizioni, i sistemi geotermici possono portare a nette riduzioni dei costi di gestione rispetto alle alternative disponibili (caldaie a metano, gas, gasolio, pompe di calore ad aria, ecc.), anche nel caso di installazione in edifici con un elevato fabbisogno termico.

    L’integrazione di un impianto geotermico alimentato a energia elettrica con un sistema fotovoltaico, sebbene non obbligatoria, rappresenta certamente una possibilità vantaggiosa sotto tutti i punti di vista, poiché vi farà ottenere la massima autonomia ed efficienza energetica.

    3. Geotermia a bassa entalpia: una soluzione efficace solo in pochi casi?

    Ha senso installare un impianto geotermico solo in abitazioni di nuova costruzione e ben coibentate; non sarebbe invece compatibile con edifici datati e già esistenti.

    Se è vero che l’installazione di un impianto geotermico a servizio di edifici di nuova costruzione (che sia di unità abitative singole, condomini, palazzine commerciali, strutture ricettive, capannoni o impianti industriali) presenta numerosi vantaggi sia livello di logistica di cantiere che in termini di fabbisogno termico richiesto contenuto, è altrettanto vero che questa tecnologia è tecnicamente applicabile anche nel caso di sostituzioni di sistemi di climatizzazione esistenti, e anche in questo caso con notevoli benefici.

    Con un accurato calcolo del fabbisogno termico -e frigorifero- complessivo della struttura e una conseguente progettazione su misura, è possibile dotarsi di un impianto geotermico anche mantenendo il sistema di distribuzione esistente (seppur diverso da sistemi radianti a bassa temperatura). In fase di valutazione della fattibilità dell’intervento, bisognerà svolgere analisi su aspetti strutturali dell’edificio (livello di coibentazione, tipo di utilizzo previsto, ecc.) e relative alla caratterizzazione del sito dal punto di vista idrogeologico e di accessibilità.

    Per quanto riguarda l’aspetto economico, ricordiamo che sono in vigore anche per il 2026 diversi incentivi e bonus fiscali per interventi di efficientamento energetico e per il miglioramento delle performance energetiche degli edifici (sia pubblici che privati).

    Scegliere quindi di dotare un edificio esistente di un impianto geotermico è certamente un’opzione strategica per accrescere il suo valore economico, portandolo in linea con le normative vigenti e future sul fronte del risparmio energetico e dell’integrazione di FER.

    4. I costi degli impianti geotermici: una scelta troppo onerosa?

    Realizzare un impianto geotermico è troppo costoso rispetto all’installazione di una caldaia tradizionale: l’investimento iniziale e i tempi di recupero non sono sostenibili.

    Forse il pregiudizio più diffuso, alimentato da quello che effettivamente è l’unico elemento a svantaggio degli impianti geotermici a pompa di calore: l’alto costo iniziale di realizzazione.

    Costi degli impianti geotermici

    Se confrontato con i sistemi di climatizzazione convenzionali (dalle caldaie alle pompe di calore ad aria), un impianto geotermico risulterà inevitabilmente più costoso in fase di installazione, come diretta conseguenza della sua maggiore complessità sia in fase di progettazione che di realizzazione.

    Bisogna però assolutamente tenere in considerazione il valore effettivo di una scelta impiantistica di questo tipo, e su vari fronti: il valore economico acquisito dall’immobile, costi operativi ridotti, spese di manutenzione minime o assenti, impatto ambientale molto contenuto.

    “Costo” e “valore” di un impianto geotermico sono due fattori inscindibili che vanno sempre analizzati in modo parallelo, tenendo a mente i vantaggi che questa tecnologia (più di qualunque altra) può portare nel breve, medio e lungo termine.

    Un impianto geotermico progettato, realizzato e gestito in modo professionale e oculato consente di risparmiare fino al 70-80% sulle spese di riscaldamento e raffrescamento. Inoltre, circa la metà del valore economico di un impianto geotermico corrisponde alla fornitura e posa delle delle sonde geotermiche, la cui vita operativa è pressoché illimitata.

    Per quanto riguarda i tempi di ritorno dell’investimento possono indicativamente aggirarsi intorno ai 10 anni, ma variano ampiamente, ad esempio a seconda della fonte di energia precedente sostituita dalla geotermia, o dalla possibilità di beneficiare di incentivi fiscali in favore dell’efficientamento energetico.

    Attualmente nel 2026 gli incentivi in vigore sono il Conto termico 3.0 oltre a Bonus Ristrutturazioni & Ecobonus.

    Alla luce di tutte le considerazioni qui sinteticamente espresse, la critica sui “costi proibitivi e insostenibili” si rivela più che altro un falso mito, o comunque un’affermazione quantomeno incompleta.

    5. Soluzione versatile e completa VS impianti complessi e inefficienti

    Si tratta di una soluzione valida solo in presenza di ampi spazi liberi, quindi pressoché impossibile da realizzare nei centri urbani.

    Anche questa affermazione può essere facilmente ridimensionata, guardando ai numerosi casi concreti che dimostrano come la geotermia, spesso e volentieri, possa trovare applicazione anche in contesti con spazi disponibili limitati: basti pensare agli interventi aventi come oggetto edifici storici situati in zone centrali di città densamente popolate.

    Una condizione fondamentale è di certo l’accessibilità dei macchinari utilizzati per le perforazioni, ma poi lo spazio utilizzato in fase di realizzazione del campo sonde potrà in seguito essere destinato a progetti edili di varia natura, o anche per la costruzione di nuovi edifici di grandi dimensioni.

    Il dimensionamento di un impianto geotermico e la possibilità di scegliere tra un impianto a circuito chiuso (che può prevedere la realizzazione di diverse perforazioni) o a circuito aperto (per il quale può essere sufficiente la realizzazione di un singolo pozzo di presa) sono fattori cruciali nel determinare la superficie effettivamente necessaria per questi impianti.

    Prima di ritenere impercorribile la via della geotermia, è molto più sensato consultare un’Impresa esperta che sia in grado di tracciare con precisione e onestà i possibili scenari effettivamente compatibili con la collocazione dell’edificio oggetto di valutazione.

    6. Gli impianti geotermici richiedono una manutenzione frequente?

    Fare manutenzione su un impianto geotermico è impegnativo e costoso, perché è un sistema complesso poco conosciuto.

    In questo caso, abbiamo a che fare con un pregiudizio legato alla “recente” diffusione di questa tecnologia nel nostro Paese, dove viene ritenuta ancora innovativa e di difficile applicazione. Eppure, per quanto ancora relativamente poco diffusi in Italia, gli impianti geotermici si basano su una tecnologia consolidata e assai comune in diversi Paesi europei, di per sé semplice, affidabile e controllabile, e che non prevede alcun tipo di combustione.

    Se il sistema è stato progettato e installato avendo cura dei dettagli e selezionando componenti di qualità e maestranze qualificate, la manutenzione negli anni sarà pressoché assente. Soprattutto nel caso di impianti a circuito chiuso, dove la parte del campo sonde non richiede alcun tipo di intervento nel tempo.

    Un impianto geotermico è quindi semplice da mantenere, estremamente sicuro e garantisce continuità operativa tutto l’anno, a maggior ragione se sarete seguiti da Professionisti in grado di supportarvi nella corretta impostazione e gestione dell’impianto nelle varie stagioni e tenendo conto delle specificità di utilizzo.

    In questo modo, performance, comfort e longevità del sistema saranno garantite con una manutenzione minima.

    7. La geotermia serve anche in estate?

    Con la geotermia si risolve il problema del riscaldamento in inverno, ma poi d’estate serve un impianto diverso per la climatizzazione, e quindi i costi per la climatizzazione aumentano.

    Parlare di «energia termica», «pompa di calore» e «calore del sottosuolo» può portare al fraintendimento secondo cui la geotermia può generare unicamente calore per riscaldare gli ambienti nei mesi freddi o produrre acqua calda sanitaria, mentre per la produzione di energia frigorifera nei restanti mesi dell’anno occorre dotarsi di altri sistemi. La realtà è però assai diversa.

    Come sa bene chi conosce questa tecnologia, gli impianti geotermici possono soddisfare in modo del tutto autonomo tutte le funzioni legate alla climatizzazione nei vari periodi dell’anno (incluso il raffrescamento estivo) senza bisogno di sistemi ausiliari.

    Se in inverno la pompa di calore preleva energia dal sottosuolo per riscaldare gli ambienti in maniera efficiente, in estate il ciclo si inverte, per cui il calore interno agli edifici viene trasferito nel terreno (nel caso di un impianto a circuito chiuso contribuendo in parte a “ricaricare” il campo sonde).

    La semplificazione impiantistica offerta dal fatto di disporre di un unico sistema integrato per coprire il fabbisogno dell’utente in ogni stagione è uno dei grandi vantaggi della geotermia, e contribuisce a ridurre sensibilmente consumi, costi di gestione ed emissioni.

    Per questo la geotermia va considerata come una risorsa polifunzionale, preziosa ed accessibile, in grado di garantire comfort climatico tutto l’anno.